Sette cose che non sai sui capi che indossi

Sette imperdibili curiosità

Partiamo con l’abito per eccellenza: quello da sposa, secondo la tradizione “conosciuta ai più”, dovrebbe essere candido, immacolato per simboleggiare davanti a Dio ed ai testimoni la somma purezza della sposa. Ma è sempre stato così? In realtà il bianco, da sempre colore associato tradizionalmente al lutto, venne introdotto nel 1840 quando la Regina vittoria, al fianco di Alberto di Sassonia, si fece immortalare in un abito bianco neve e fu subito glamour.

Settantacinque anni dopo, esattamente nel 1925, Jacob Golomb, designer della Everlast, decise che era giunto il momento di dare nuova vita al classico pantaloncino da boxe inventando il capo intimo per eccellenza maschile, i boxer, sostituendo i lacci in pelle utilizzati per tenerli su con stringhe elastiche più pratiche.

Sempre in ambito “intimo”, nel 1939 nasceva il perizoma su spinta del sindaco italo-americano di New York, Fiorello La Guardi, che credeva di dare un “contegno” in più alle spogliarelliste che affollavano i night club di inizio Novecento. Il risultato fu un capo acclamato per la sensualità più che per le sue potenzialità coprenti. I tacchi, croce e delizia di tante donne, nascono in realtà come prerogativa maschile in quanto, consentendo di 

 

 

abiti

 

tenere il piede sicuro nello stallo, garantivano ai cavalieri maggior stabilità durante le cavalcate. Stessa cosa per il rossetto, rigorosamente rosso, cheveniva sfoggiato dal sesso forte come stendardo di vittoria prima di diventare elemento seduttivo del gentil sesso.

Giungendo ai giorni nostri, esattamente con il 2007 coincide l’introduzione del calzino per i soldati russi. Fino a quel momento l’uniforme ufficiale prevedeva che gli sventurati cosacchi avvolgessero ai piedi pezzi di stoffa al posto di più confortevoli calze.

Ed infine il bikini, giro di boa di ogni estate, sapete a cosa deve il suo nome? Ad un’isola del Pacifico dove, prima della Seconda Guerra Mondiale, veniva testato il nucleare. L’inventore lungimirante, Louis Réard, sapeva già che sarebbe stato una bomba!  

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *