Always on run…

di Phyllis Margaret Dyason

Sempre in corsa!

 

Chi si ferma è perduto!

 

Come nella vita!

 

Ringrazio tutti coloro che mi hanno voluta e che mi hanno reso possibile la partecipazione preoccupandosi di “prelevarmi” , visto che non amo prendere treni e guidare da sola, soprattutto sulla Cisa di questi tempi.

 

Grazie a Mario Gori che è stato il mio compagno di viaggio in automobile e che mi ha consegnato nelle mani delle mie amiche cremonesi che mi sono sempre “vicine”…Morena che ha organizzato il viaggio, Cinzia l’ospitalità perché io potessi partecipare al primo torneo di Alorun che passerà alla storia per aver riunito così tanti amici veri…anche se pochissimi dei miei.

Il mio obiettivo principale, non lo nascondo, era quello di conoscere di persona la gentilissima e affabile Viviana Poli Zanardi…ora sicuramente leggerla avrà un sapore più completo , rivedere Simonetta Niero con la quale scambio effluvi di stima a ondate costanti e Piero Praticò che, a volte, condivide i miei pensieri.

 

Il gioco in se stesso era passato in secondo piano perché non amo giocare con sconosciuti per cui poco mi ero preoccupata dell’andamento, ma sono stata fortunatissima perché Emanuela Furlanetto è come se la conoscessi da sempre e così anche la parte nebulosa ha preso contorni felici al punto di regalarci una storica vittoria all’ottavo posto nella sezione di coloro che non si scontravano per l’eliminazione diretta.

Siete tutti molto fortunati perché se io ed Emanuela fossimo geograficamente vicine vi daremmo del filo da torcere.

Ora provo a descrivere il gioco per come l’ho capito io.

La griglia di partenza ci ha visti tutti alla pari, ovviamente, ma man mano dovevano delinearsi, come in un danese, i giocatori che secondo un calcolo matematico, che l’esperto ci illustrerà, quelli che sarebbero diventati, prima degli ultimi due turni, coloro che si sarebbero scontrati per l’eliminazione diretta.

Le due sezioni sono state denominate “Vincenti” e “Perdenti”…definizione non molto gradita ai più, ma i termini sono quelli e poi era tutto in considerazione dell’elenco dei Vincenti che sarebbero stati nella finalissima per cui i Perdenti non erano realmente perdenti, ma lo erano rispetto ai prescelti dalla sorte con il punteggio più alto per la guerra finale.

 

 

Sicuramente una formula da riprovare sul campo perché ci siano ancora più chiare le dinamiche, ma soprattutto perché mi piacerebbe che non ci fossero giocatori che si “trascinano” nostalgicamente le regole robotizzanti inventate da chi invece di andare alla radice ed eliminare i bari, inventa giochini altrettanto svilenti come la pre-smazzata , la smazzata e la “mazzata” di chi non è capace di comprendere che il proibizionismo ha fatto sempre più vittime di quelle che si volevano evitare.

Invitiamo a stendere i punti negativi e positivi: queste sono le cose da ricordare a inizio turno ogni volta, con il microfono e forse l’unica regola “antica” che lascerei è quella di non guardare il proprio ventaglio quando il socio gioca il pozzetto…ma cosa più importante, che non capisco, è il continuo brusio e la necessità degli arbitri di usare il microfono come la “protesi” del loro potere dando di fatto più fastidio di chi parla, anche se sommessamente.

Non riusciranno mai…con le loro urla microfonate a disciplinare un popolo di ribelli, salvo passare alle ammende, ma con correttezza perché sono stata silenziata quando ero muta come un pesce guadagnandomi uno sguardo eloquente dalla socia meravigliata…

Quanti anni sono, che di torneo in torneo si grida nei microfoni di fare silenzio e non si ottiene nessun risultato? L’inquinamento acustico non è quello prodotto dai giocatori, ma quello che nasce da concezioni arcaiche, che classificherei anche politicamente, ma sorvolo, di chi si illude di educare con metodi obsoleti e fallimentari.

Facciamolo questo Burraco d’elite…invitiamo ogni volta a lasciare liberi i passaggi di entrata ed uscita senza essere costretti a spintonare o a chiedere “permesso”, in qualche circolo si rischia anche di prendere fuoco da sigarette brandite come arma di comunicazione nel gesticolare, impariamo a mettere la propria sedia accostata al tavolo per rendere accessibili i corridoi fra le fila del tavoli, ricordiamoci che spesso le borse a tracolla sono un aggiunta al nostro “volume” di ingombro e che se ti infili un cappotto o una giacca al tavolo si rischia di dare un cazzotto a chi siede vicino e che, civilmente, bisognerebbe prendere in considerazione.

Non sono d’accordo con De Coubertin…l’importante è vincere, ma vincere senza prevaricare gli avversari “soffocandoli” ad ogni respiro con severità e frustrazione per cose inutili e spesso inesistenti, io la chiamo provocazione, ma vincere da signori…con capacità ed onestà.

Quando il prossimo Alorun?

 

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